- Inflazione Eurozona stabile al 2%
- Quali componenti stanno influenzando l'inflazione?
- Cosa significa questo per i tassi BCE?
- Qual è la situazione nei singoli Paesi?
- Perché il mercato parla di segnale hawkish?
- E il cambio euro-dollaro cosa c'entra?
- Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?
Inflazione Eurozona stabile al 2%
Quali componenti stanno influenzando l'inflazione?
Cosa significa questo per i tassi BCE?
Qual è la situazione nei singoli Paesi?
Perché il mercato parla di segnale hawkish?
E il cambio euro-dollaro cosa c'entra?
Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?
Articolo a cura della Redazione FinSenas
Inflazione Eurozona stabile al 2% a luglio: perché questo dato frena il taglio dei tassi BCE e cosa aspettarsi nei prossimi mesi
A luglio, secondo i dati diffusi da Eurostat, l’inflazione nell’Eurozona è rimasta ferma al 2% su base annua, lo stesso valore registrato a giugno. Una stabilità che ha sorpreso gli analisti, che prevedevano invece un lieve calo all’1,9%.
Il dato si riferisce all’HICP, ovvero l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, il parametro di riferimento della Banca Centrale Europea per le sue decisioni di politica monetaria.
Quali componenti stanno influenzando l’inflazione?
Nel dettaglio:
- I servizi hanno mostrato un rallentamento, passando da +3,3% a +3,1%;
- I beni hanno invece accelerato, da +3,1% a +3,3%;
- L’inflazione core, cioè depurata da energia e alimentari freschi, si è mantenuta al 2,3%.
Si tratta di dati che mostrano una pressione ancora significativa in alcuni comparti, rendendo più complessa la strada verso un ulteriore allentamento monetario da parte della BCE.
Cosa significa questo per i tassi BCE?
Dopo una lunga serie di rialzi, i tassi sui depositi sono stati lasciati invariati al 2% a luglio. Tuttavia, il mancato calo dell’inflazione raffredda le speranze per un nuovo taglio già a settembre.
Francoforte ha chiarito che un ritorno ai tagli sarà valutato solo con un’inflazione nettamente inferiore ai livelli attuali, per evitare un ritorno a dinamiche inflazionistiche.
La BCE aveva portato i tassi fino al 4% entro l’inizio dell’estate 2023 per combattere l’inflazione. Una discesa prematura rischierebbe di invertire i progressi ottenuti.
Qual è la situazione nei singoli Paesi?
Il dato medio del 2% nasconde forti divergenze tra i Paesi:
Inflazione sopra il target BCE in 14 Stati membri:
Belgio (2,6%), Estonia (5,6%), Grecia (3,7%), Spagna (2,7%), Croazia (4,5%), Lettonia (3,9%), Lituania (3,5%), Lussemburgo (2,6%), Malta (2,5%), Olanda (2,5%), Austria (3,6%), Portogallo (2,5%), Slovenia (2,9%), Slovacchia (4,5%).
Inflazione sotto il 2% in soli 5 Paesi:
Germania (1,8%), Francia (0,9%), Italia (1,7%), Cipro (0,1%), Irlanda (1,6%).
Finlandia è l’unico Paese con inflazione esattamente al 2%.
Perché il mercato parla di “segnale hawkish”?
Con il 70% dell’Eurozona ancora sopra il target, è improbabile che il board BCE approvi un taglio dei tassi a stretto giro. Le decisioni in BCE richiedono ampio consenso, e con tanti Paesi ancora alle prese con inflazione elevata, i membri più prudenti (in particolare la Bundesbank) difficilmente sosterranno misure espansive.
Inoltre, tagliare i tassi ora, con inflazione in linea col target e tassi reali vicini allo zero, significherebbe adottare una politica monetaria espansiva. Questo potrebbe alimentare nuovamente l’inflazione, vanificando gli sforzi degli ultimi 18 mesi.
E il cambio euro-dollaro cosa c’entra?
Nelle ultime settimane l’euro si è indebolito contro il dollaro, passando da quasi 1,18 a poco sopra 1,14. Questo trend potrebbe esercitare una pressione al rialzo sui prezzi importati, in particolare energia e materie prime, rendendo ancora meno probabile un intervento accomodante da parte della BCE.
Cosa aspettarsi per i prossimi mesi?
Gli operatori di mercato puntano ora su un possibile taglio tra fine 2025 e inizio 2026, a meno di sorprese importanti. Un’ipotesi alternativa potrebbe essere un’azione della BCE spinta da ragioni geopolitiche o commerciali, come una svalutazione del cambio per contrastare eventuali dazi dagli Stati Uniti.
In sintesi:
L’inflazione ferma al 2% e i dati disomogenei tra gli Stati membri spingono la BCE verso la prudenza. Nessun taglio dei tassi è previsto a settembre, salvo miglioramenti evidenti nel trend dei prezzi.
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