- Pensione con 20 anni di contributi
- Pensione con 15 anni di contributi
- Pensione con 5 anni di contributi
- Soglia assegno sociale
- Età e cessazione del rapporto
- Casse professionali
- Pensione minima vs integrazione
Pensione con 20 anni di contributi
Pensione con 15 anni di contributi
Pensione con 5 anni di contributi
Soglia assegno sociale
Età e cessazione del rapporto
Casse professionali
Pensione minima vs integrazione
Chi si avvicina alla pensione si pone, prima o poi, la domanda fondamentale: “Quanti anni di contributi servono per ottenere la pensione di vecchiaia?” La risposta è tutt’altro che scontata e varia in base al profilo contributivo del lavoratore, alla sua storia assicurativa e alle diverse riforme succedutesi nel tempo.
In questa guida illustriamo tutte le casistiche previste dalla normativa attuale: dalle regole ordinarie ai casi di deroga, fino alla pensione con soli 5 anni di contributi per i cosiddetti “contributivi puri”.
Pensione con 20 anni di contributi: la regola generale
La legge prevede che il requisito minimo per la pensione di vecchiaia sia di 20 anni di contributi. Questa soglia è stata fissata dalla Riforma Fornero (L. 214/2011) e riguarda la maggior parte dei lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) e ai fondi sostitutivi o esclusivi gestiti dall’INPS.
Secondo la Circolare INPS n. 117/2020, i 20 anni devono essere costituiti da contribuzione obbligatoria, volontaria, figurativa, da riscatto o da ricongiunzione.
L’accesso alla pensione richiede anche il raggiungimento dell’età pensionabile, che è attualmente 67 anni, ma soggetta a future variazioni legate all’aspettativa di vita.
Pensione con 15 anni di contributi: chi può beneficiarne
In deroga alla regola dei 20 anni, alcune categorie di lavoratori possono accedere alla pensione con soli 15 anni di contributi grazie alla Legge Amato (D.Lgs. 503/1992).
Tre sono i principali profili tutelati:
-
Lavoratori con 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992
Chi aveva già maturato almeno 15 anni (780 settimane) di contributi prima del 1° gennaio 1993, anche con periodi figurativi, può accedere alla pensione secondo le vecchie regole.
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Autorizzati ai versamenti volontari prima del 31 dicembre 1992
Chi ha ricevuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria prima di fine 1992, anche se ha iniziato a versare dopo, rientra nella deroga.
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Lavoratori con carriera discontinua
Dipendenti con almeno 25 anni di anzianità assicurativa e che per almeno 10 anni non consecutivi abbiano maturato meno di 52 settimane all’anno, possono accedere alla pensione con 15 anni di contributi.
La Circolare INPS n. 16/2013 chiarisce i criteri e documenta i casi di applicazione delle deroghe.
Pensione con 5 anni di contributi: l’opzione per i “contributivi puri”
Esiste una possibilità per andare in pensione con soli 5 anni di contributi, ma è riservata a chi rientra nella categoria dei contributivi puri, ossia:
- lavoratori il cui primo versamento contributivo è successivo al 1° gennaio 1996;
- soggetti che rientrano interamente nel sistema di calcolo contributivo.
Questi lavoratori possono accedere alla pensione al compimento di 71 anni (età soggetta ad adeguamento) purché abbiano:
- almeno 5 anni di contribuzione effettiva (obbligatoria, volontaria o da riscatto);
- un’assenza totale di contribuzione figurativa (es. disoccupazione o malattia).
La Circolare INPS n. 63/2015 conferma che l’importo della pensione non deve superare una soglia minima se si accede a 67 anni, ma tale vincolo non vale per chi attende i 71.
Requisito economico: la soglia dell’assegno sociale
I lavoratori contributivi puri che vogliono accedere alla pensione a 67 anni devono rispettare anche un vincolo sull’importo: l’assegno deve essere almeno pari a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.
Se non si raggiunge tale soglia, l’unica alternativa è continuare a lavorare oppure attendere il compimento dei 71 anni per ottenere comunque la pensione, con almeno 5 anni di contributi effettivi.
Età e cessazione del rapporto: altri requisiti da non dimenticare
Oltre ai contributi, per ottenere la pensione servono:
- l’età minima prevista dalla legge, adeguata periodicamente secondo l’aspettativa di vita;
- la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, condizione obbligatoria per l’erogazione della pensione di vecchiaia (non richiesta per gli autonomi).
Art. 1, comma 7, D.Lgs. 503/1992: il lavoratore dipendente deve risultare cessato per attivare il trattamento.
Le casse professionali: regole differenti da verificare
I professionisti iscritti alle casse previdenziali autonome (come avvocati, medici, ingegneri, ecc.) non seguono le regole INPS: ogni ente stabilisce requisiti propri.
Esempio: alcune casse prevedono la pensione di vecchiaia a 65 anni con 30 anni di iscrizione, oppure a 70 anni indipendentemente dai contributi.
In questi casi, è sempre consigliabile consultare il regolamento della propria cassa per conoscere requisiti e decorrenze precise.
Non confondere: pensione minima vs integrazione al minimo
Quando si parla di “pensione minima” ci si riferisce spesso alla pensione con il minimo contributivo. Ma attenzione: l’integrazione al trattamento minimo è un’altra cosa.
Si tratta di una misura assistenziale che garantisce un importo minimo alle pensioni troppo basse, a condizione che il reddito del pensionato (e a volte del coniuge) rientri in determinati limiti.
Non è legata al numero di anni lavorati, ma a criteri reddituali e di residenza.
Conclusione
I percorsi verso la pensione non sono tutti uguali. Le normative previdenziali offrono strade diverse in base alla storia lavorativa di ciascuno. Conoscere le proprie opzioni, i requisiti minimi e le deroghe possibili è fondamentale per pianificare il proprio futuro con consapevolezza.
Per valutazioni specifiche, è consigliabile rivolgersi a un patronato, consulente del lavoro o CAF, oppure utilizzare i servizi informativi dell’INPS.
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