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La BCE aumenta i tassi: quali sono le conseguenze

Aumento dei tassi: prospettive future

Aumento dei tassi: prospettive future

La Banca Centrale Europea alza di mezzo punto di percentuale i tassi d’interesse dell’Eurosistema (tasso di riferimento, tasso sui depositi e tasso per la marginal leading facility).

La decisione tardiva, ma attesa da tempo è stata presa dopo mesi di inflazione alta.

Dopo 11 anni di politica conciliante arriva la difficile decisione che aiuterà sicuramente a contenere l’inflazione, ma non farà bene all’economia reale.

Il clima di queste ultime settimane è stato segnato peraltro anche dalle dimissioni del Governo Draghi, da un pesante scenario inflazionistico e dal contesto internazionale che paga il conflitto russo-ucraino.

 

Aumento dei tassi: prospettive future

La decisione presa dal Consiglio direttivo della BCE lo scorso 21 luglio rappresentala prima di varie misure orientate alla normalizzazione dei tassi d’interesse. E’ stato, infatti, già comunicato che nelle prossime riunioni i tassi saranno ulteriormente verificati.

L’obiettivo finale da raggiungere è il 2% di inflazione sul lungo termine.

Quali sono le conseguenze?

I prestiti ed i mutui diventeranno più cari perché l’aumento dei tassi d’interesse comporta un incremento del costo del denaro: pagando ad un costo maggiore il denaro che prendono in prestito dalla BCE, le banche dell’Eurozona dovranno aumentare il costo dei finanziamenti.

Il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile è costituito dall’Euribor che è molto sensibile alle variazioni del tasso BCE.

Gli incrementi possono riguardare alcuni paesi più di altri. Per quanto riguarda l’Italia un campanello d’allarme è rappresentato dall’aumento dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi che misura, approssimativamente, il livello di rischio del Paese.

In concreto le rate dei mutui a tasso variabile può diventare significativo.

 

Ruolo della Banca Centrale Europea

 

L’ulteriore effetto della decisione della BCE è il costo maggiore del debito pubblico: salendo i tassi, gli stati che emettono titoli di debito per finanziarsi, sono costretti ad offrirli ad interessi maggiori.

Naturalmente, il rischio associato ad una stretta monetaria è quello di frenare la crescita a causa di una contrazione degli investimenti delle imprese e dei consumi.

D’altro canto, le conseguenze di un’inflazione fuori controllo possono essere ancor più gravi.

 

Ruolo della Banca Centrale Europea

La BCE è la Banca Centrale dei 19 paesi dell’Unione Europea che usano l’euro come moneta interna. La sua mission è il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’Eurozona. Affinché ciò sia possibile, il lavoro è orientato al contenimento dell’inflazione.

Il secondo compito della BCE è vigilare sulle attività portate avanti dalle banche appartenenti all’area dell’euro. In pratica si preoccupa di mettere al riparo il denaro dei risparmiatori, rendendo stabili gli istituti di credito.

La vigilanza della BCE valuta i rischi a cui sono soggette le banche e verifica che siano organizzate a gestirli in modo adeguato. Tale attività si chiama “processo di revisione e valutazione prudenziale” o SREP e permette di verificare i margini di rischio e definire la vigilanza più adeguata.

Ai fini del rispetto delle disposizioni dell’Unione Europea, la BCE può imporre sanzioni alle banche.

 

Aumento dei tassi BCE: le possibili conseguenze sui mutui

L’aumento dei tassi d’interesse può indurre una contrazione del numero delle compravendite di immobili ed una dilatazione dei tempi di vendita, con una conseguente diminuzione dei mutui

Al momento, gli interessati ad un acquisto possono ancora giovarsi dei prezzi contenuti (fatta eccezione per le grandi città italiane).

I tassi relativi ai mutui continuano ad essere fattibili ed, in ogni caso, rimangono più bassi di quelli degli anni scorsi.

Certo è che la situazione d’incertezza induce alla prudenza ed i mutui sono una categoria di finanziamento molto sensibile agli elementi di tensione suddetti.

 

Le dimissioni del Governo Draghi non dovrebbero comportare un arresto delle agevolazioni e dei bonus dedicati agli immobili. Cessione dei crediti e la terza tanche del Pnrr sono da definire.

Il 2022 potrebbero chiudersi con un calo delle transazioni immobiliari intorno al -5% con un dato finale di circa 700 mila compravendite. Un risultato valutabile di tutto rispetto, se si considera che 15 anni fa si erano raggiunte 550 mila transazioni.

 

Aumento dei tassi BCE: le possibili conseguenze sui mutui

Conviene comprare casa?

Storicamente, in particolare nei periodi in cui l’inflazione tende a salire, acquistare un immobile rappresenta una buona soluzione per “mettere al sicuro” i risparmi consentendo livelli di redditività più alti se paragonati ai prodotti finanziari.

Dal punto di vista geografico, si assiste al riaccendersi dell’interesse per le grandi città a discapito dei comuni più piccoli.

 

Se hai bisogno di liquidità è scegli la migliore soluzione prima che i tassi d’interesse rischino di subire un ulteriore incremento.

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