Ieri il Ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto che stabilisce un aumento del 7,3% delle pensioni a partire dal 1 gennaio 2023.
Si tratta di un adeguamento calcolato in base alle variazioni percentuali degli indici Istat relativi al 3 novembre 2022.
L’aumento delle pensioni minime (525 euro) sarà di 38 euro netti al mese, per le pensioni da 1000 euro lorde sarà di 52 euro netti, per i trattamenti da 2.000 euro lordi l’aumento sarà di 100 euro e di 150 euro netti per gli assegni da 4.000 euro lordi.
Pensioni: perché vengono adeguate
L’adeguamento tecnicamente si definisce perequazione e consiste in una rivalutazione annua di tutte le pensioni per adeguarli al costo della vita, proteggendoli dall’inflazione.
Il meccanismo perequativo è basato su due indici:
- previsionale, basato su dati ISTAT
- definitivo, attraverso cui viene effettuato un conguaglio finalizzato a modulare le differenze tra le stime iniziali ed il valore praticamente riscontrato.
La super rivalutazione delle pensioni del 7,3% è stata calcolata in forma provvisoria e potrebbe ulteriormente salire. Il prossimo anno, quindi, i pensionati potrebbero giovarsi di un conguaglio a loro favore.

Pensioni: perché vengono adeguate
Il Decreto Aiuti-bis ha previsto anche altre due misure a favore delle pensioni:
- un bonus (un aumento del 2% delle rate spettanti nell’ultimo trimestre 2022 alle pensioni di importo lordo fino a 2.692 euro)
- l’anticipo al 1 novembre del conguaglio della perequazione dovuto per il 2022.
La rivalutazione varia in base a tre fasce di appartenenza in cui ricade l’assegno.
E’ consigliabile consultare il cedolino della pensione attraverso un servizio Inps gratuito che verifica in tempo reale l’importo dei pagamenti.
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