Negli ultimi anni si sente sempre molto parlare dello Spread, ma pochi ne conoscono il reale significato.
Lo Spread obbligazionario, comunemente detto solo “spread”, indica la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani a 10 anni (BTP) e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi (Bund). Lo Spread è considerato un termometro che misura lo stato di salute del nostro Paese: se sale, significa che andiamo incontro a delle difficoltà.
Il suo valore può avere conseguenze concrete su noi tutti e gli effetti possono ripercuotersi anche nel tempo.
Spread: che cos’è
Prima di spiegare lo Spread è importante considerare che lo Stato, esattamente come accade a noi cittadini, per pagare le sue spese può dover ricorrere all’indebitamento. Per farlo deve emettere delle obbligazioni o dei titoli di stato, come ad esempio i Bot, i Btp ed altri, il cui totale costituisce il debito pubblico.
Gli aspetti che differenziano questi titoli sono diversi ed il più significativo fa riferimento alla loro scadenza: i Bot scadono entro 6 mesi o 1 anno, i BTP possono scadere a 3, 5, 10, 15 o 30 anni. Più lunga è la scadenza, più alto sarà il rendimento che lo Stato deve riconoscere a chi ha sottoscritto il titolo.
Chiarito il concetto legato alle obbligazioni, possiamo procedere con l’approfondire il significato del termine “spread” tanto inflazionato. Si tratta di una parola inglese che vuole significare “scarto”, vale a dire la differenza tra due valori. In questo caso, le misure in questione si riferiscono a due titoli di stato: uno italiano e l’altro tedesco preso come riferimento perché costituisce il titolo più forte dell’Eurozona.
Per calcolare tale valore è sufficiente fare la differenza tra il rendimento del titolo italiano (Bot) e quello tedesco (Bund) con scadenza decennale. In concreto, sei i Btp offrono il 5% di rendimento contro l’1% dei Bund, lo spread corrisponderà al 4%.
Poiché nella realtà i valori molto piccoli possono fare la differenza, per semplificare si dice che lo spread è di 300 punti base(3×100).
In parole semplici, lo spread è una bilancia del rischio percepito di un Paese sui mercati finanziari. Se è alto, gli investitori avranno paura che lo Stato in cui investono possa non riuscire ad onorare i suoi debiti.

Spread: cosa possiamo fare noi cittadini
Fattori che influiscono negativamente sullo Spread
Lo Spread può essere influenzato negativamente da diverse variabili:
- una crisi finanziaria
- una situazione politica che genera incertezza
- la difficoltà a controllare il debito pubblico
- una bilancia commerciale negativa, vale a dire quando le importazioni sono maggiori delle esportazioni
- la mancanza di crescita economica ed un bilancio in deficit, vale a dire quando le uscite – spesa pubblica – superano le entrate – gettito fiscale.
L’incertezza, in generale, tende ad aumentare il rischio percepito dagli investitori che pretendono un rendimento più alto per acquistare i titoli di Stato. Questa richiesta si traduce in un aumento dello Spread.
Cosa succede se aumenta lo Spread
Quando aumenta lo Spread significa che i rendimenti italiani sono cresciuti o che quelli tedeschi sono diminuiti. Questo dato comporta che prestare denaro all’Italia risulta più rischioso che prestarlo alla Germania.
L’aumento dello Spread tende a peggiorare ulteriormente il debito pubblico perché i tassi di interesse più alti obbligano allo Stato di pagare di più i creditori. A tal proposito occorre precisare che l’aumento dello spread non si ripercuote sui titoli di stato già in circolazione, ma sulle nuove aste.
Per contenere il deficit pubblico che ne consegue, lo Stato è costretto a ridurre le voci della spesa pubblica facendo che si riflette sulla vita quotidiana dei cittadini.
Per quanto riguarda le famiglie e le imprese, è bene specificare che lo Spread non influisce mai sui prestiti ed i mutui a tasso fisso già in corso.
Quelli a tasso variabile, se di nuova emissione, sul lungo periodo possono assistere ad una variazione.
Il costo di un mutuo o di un’altra tipologia di finanziamento dipende da tanti altri fattori quali: i tassi d’interesse della BCE, la situazione del sistema bancario, la situazione finanziaria del richiedente, etc.
Se lo Spread riuscisse ad influenzare anche il costo del debito di famiglie ed imprese, queste ultime dovrebbero diminuire consumi ed investimenti, con importanti conseguenze sul PIL (prodotto interno lordo).
Cosa succede se diminuisce lo Spread
Quando diminuisce lo Spread significa che i rendimenti italiani sono diminuiti o che quelli tedeschi sono aumentati. In tal caso, l’Italia viene percepita come più sicura dal punto di vista finanziario e, come conseguenza, il nostro Paese dovrà spendere di meno per indebitarsi.

Cosa succede se aumenta lo Spread
Spread: cosa possiamo fare noi cittadini
Viene da sé che noi cittadini non abbiamo facoltà di controllare lo Spread. Ciò nonostante, possiamo avere cura di gestire adeguatamente i nostri risparmi, evitando di farli dipendere troppo dalle scelte politiche.
Le principali ragioni che possono indurre ad investire sono:
- per difendersi dall’inflazione, vale a dire dalla crescita dei prezzi e dalla conseguente decrescita del valore del proprio denaro
- per incrementare la possibilità di incrementare i propri guadagni
- per beneficiarsi dei vantaggi dell’interesse composto.
Di fatto, la pandemia COVID-19 ed il conflitto russo – ucraino, hanno fatto aumentare la già nota propensione degli italiani al risparmio. La liquidità sui conti correnti ha raggiunto livelli storici, tanto che solo negli ultimi 10 anni è cresciuta di oltre il 32%.
Come mai gli italiani lasciano i loro risparmi alla mercé dell’inflazione?
La prima ragione è che conoscono poco gli strumenti finanziari visto che siamo tra i paesi con i livelli più scarsi di alfabetizzazione finanziaria.
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