- Che cos’è il diritto di precedenza?
- Come si esercita il diritto di precedenza?
- Vale anche se l’azienda stabilizza altri lavoratori?
- Principali problemi pratici
- Il ruolo dei contratti collettivi (CCNL)
- E se il contratto collettivo non dice nulla?
- In sintesi
Articolo a cura della Redazione FinSenas
📌 Che cos’è il diritto di precedenza?
Il diritto di precedenza, previsto dall’art. 24 del D.Lgs. 81/2015, garantisce a chi ha lavorato con contratto a tempo determinato per oltre sei mesi, presso la stessa azienda, la priorità nelle assunzioni a tempo indeterminato.
- ✔️ Vale solo per le stesse mansioni
- ⏳ Deve essere esercitato entro 12 mesi dalla fine del contratto
- 📄 La clausola deve essere presente nel contratto
🖊️ Come si esercita il diritto di precedenza?
Il diritto non è automatico: il lavoratore deve manifestarlo per iscritto.
- 📬 Entro 6 mesi dalla cessazione
- 📤 Tramite PEC o raccomandata A/R
- 📆 Resta valido per 12 mesi dalla fine del contratto
📌 La Cassazione (sent. 19348/2024) ha chiarito che la volontà può essere espressa anche durante il contratto.
🔁 Vale anche se l’azienda stabilizza altri lavoratori?
Qui nasce un importante dibattito giuridico:
- Interpretazione restrittiva: il diritto vale solo per nuove assunzioni (Cassazione, Tribunale Milano)
- Interpretazione estensiva: si applica anche in caso di trasformazioni di contratti già in essere (Trib. Trento, sent. 117/2022)
⚠️ Quali sono i problemi pratici più comuni?
- 📍 Vale solo nella sede dove si è lavorato?
- ✉️ Una e-mail basta o serve la PEC?
- ⌛ Quanto tempo ha l’azienda per rispondere?
- 📱 Un messaggio WhatsApp può avere valore legale?
Queste incertezze generano spesso contenziosi tra aziende e lavoratori.
📚 Il ruolo della contrattazione collettiva
Il Jobs Act prevede che il diritto di precedenza possa essere regolato (o limitato) dai CCNL:
- 📨 Modalità e tempi di comunicazione
- 🌍 Ambito territoriale (es. solo nella provincia)
- 🗂️ Criteri di priorità in caso di più richieste
🛑 Alcuni CCNL possono persino limitare il diritto rispetto alla legge (Trib. Milano, sent. 1063/2025).
❓ E se il contratto collettivo non dice nulla?
In tal caso, è possibile regolare tutto in sede individuale:
- 📧 Definizione di una mail ufficiale per le comunicazioni
- ⌚ Termine di risposta (es. 48 ore lavorative)
- 🚫 Mancata risposta = rinuncia automatica
📌 Una regolamentazione chiara aiuta a evitare conflitti.
🧾 In sintesi
Il diritto di precedenza è una tutela importante per chi ha lavorato con contratti a termine.
- 🔍 Richiede attenzione da parte del lavoratore
- ⚖️ È soggetto a interpretazioni giurisprudenziali diverse
- 📑 Può essere regolato (o escluso) da contratti collettivi
💼 Conoscerlo è fondamentale sia per chi assume, sia per chi lavora.
Articolo a cura della Redazione
Il contratto a tempo determinato resta una delle forme di lavoro più utilizzate in Italia, ma tra le più complesse da gestire. Negli anni le regole su durata e causali sono cambiate più volte, ma un istituto è rimasto invariato: il diritto di precedenza.
Si tratta di una tutela importante per chi ha lavorato con un contratto a termine, ma la sua applicazione pratica è spesso fonte di dubbi sia per i lavoratori che per le aziende.
Continua a leggere l’articolo, per sapere:
- chi ha diritto alla precedenza;
- come esercitarlo correttamente;
- le interpretazioni della giurisprudenza;
- i problemi pratici più comuni;
- il ruolo della contrattazione collettiva.
Che cos’è il diritto di precedenza?
Il diritto di precedenza è disciplinato dall’articolo 24 del D.Lgs. 81/2015 (Jobs Act).
Prevede che un lavoratore con uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, per un periodo complessivo superiore a sei mesi, abbia una corsia preferenziale nelle assunzioni a tempo indeterminato.
Le condizioni principali sono:
- è valido solo per le stesse mansioni già svolte;
- si applica solo se l’assunzione avviene entro 12 mesi dalla fine dell’ultimo contratto a termine;
- l’azienda deve richiamare nel contratto la clausola sul diritto di precedenza.
Come si esercita il diritto di precedenza?
Non è automatico: il lavoratore deve dichiarare la propria volontà per iscritto.
La comunicazione deve avvenire:
- entro 6 mesi dalla cessazione del rapporto;
- tramite strumenti formali (PEC o raccomandata A/R).
- Una volta esercitato, il diritto resta valido fino a un anno dalla fine del rapporto.
- La Cassazione (sent. 19348/2024) ha chiarito che la volontà può essere espressa anche durante il contratto, non solo alla fine.
Vale anche se l’azienda stabilizza altri lavoratori?
Qui nasce uno dei nodi più dibattuti. La norma parla di “assunzioni a tempo indeterminato”. Ma cosa succede se l’azienda trasforma un contratto a termine già in essere in contratto a tempo indeterminato?
- Interpretazione restrittiva (più diffusa): il diritto vale solo per nuove assunzioni, non per trasformazioni (Trib. Milano, Cassazione in passato).
- Interpretazione estensiva (meno diffusa): anche la trasformazione equivale a un’assunzione, altrimenti il diritto resterebbe svuotato (Trib. Trento, sent. 117/2022).
Quali sono i principali problemi pratici?
La legge è sintetica e lascia molti vuoti. Alcuni esempi:
- Se un lavoratore ha lavorato in Campania, l’azienda deve offrirgli un posto disponibile in Calabria?
- Basta una semplice e-mail o serve PEC?
- Quanto tempo ha il lavoratore per rispondere?
- Un messaggio WhatsApp può valere come esercizio del diritto?
Queste incertezze generano spesso contenziosi e rallentano le procedure di assunzione.
Il ruolo dei contratti collettivi (CCNL)
L’art. 24 del D.Lgs. 81/2015 prevede “salvo diversa disposizione dei contratti collettivi”.
Questo significa che i CCNL o accordi aziendali possono regolare nel dettaglio:
- come dev’essere esercitato il diritto di precedenza;
- i canali di comunicazione e i tempi di risposta;
- l’ambito territoriale (unità produttiva, provincia, regione);
- la gestione di più richieste contemporanee, con graduatorie basate su anzianità o altri criteri.
In alcuni casi, i contratti collettivi possono persino derogare alla norma in senso peggiorativo per il lavoratore (Trib. Milano, sent. 1063/2025).
E se il contratto collettivo non dice nulla?
In assenza di regole collettive, il datore di lavoro e il dipendente possono concordare modalità individuali, ad esempio specificando nel contratto che:
- le comunicazioni saranno inviate a un indirizzo email definito;
- il mancato riscontro entro un termine stabilito (es. 48 ore lavorative) sarà considerato come rinuncia.
Una regolamentazione chiara riduce i rischi di conflitto e velocizza le procedure.
In sintesi
Il diritto di precedenza è una garanzia importante per i lavoratori a termine, ma presenta molte complessità applicative. Conoscere regole, interpretazioni e possibili soluzioni contrattuali è fondamentale sia per chi lavora sia per chi assume.
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